S.AMBROGIO di GRION

Avvisi parrocchiali

E’ un modo di dire che dice un po’ la nostra cultura di oggi, il nostro modo di pensare individualista. Cerco di fare da solo di non aver bisogno degli altri tanto meno della correzione degli altri. A volte da soli si fa prima, meglio…

Questa però è l’esperienza della morte, del male…

Noi siamo creati per vivere insieme, ed è in questo cercare di costruire relazioni, comunità che facciamo esperienza della presenza del Signore: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro.”

 

Ma quanto è difficile costruire relazioni, costruire comunità, vivere insieme anche solo due persone.

Possiamo fare anche noi l’esperienza di sbagliare o di subire un torto uno sbaglio. Come reagiamo? A volte è più facile incassare il colpo, mandar giù il boccone, far finta di niente, oppure parlare male alle spalle, non un cercare aiuto ma un sfogare la rabbia il dolore distruggendo o danneggiando l’altro, cercando una sorta di vendetta. Ma questo aiuta noi e gli altri?

Gesù ci suggerisce una strada per guadagnare il fratello. E’ interessante che quello che mi spinge alla correzione è l’interesse sincero per la vita dell’altro, anche se io mi trovo a fare i conti con il mio dolore o la mia rabbia per quanto ho subito.

Proviamo a vedere i passi che ci suggerisce Gesù per una correzione, per un costruire ponti e abbattere muri che con facilità si alzano quando facciamo esperienza di essere feriti.

Il primo passo è viverci da SENTINELLA: la sentinella sente la responsabilità per gli altri, ha il  compito di avvisare di dire quando arriva il nemico. Sentire in noi la responsabilità bella verso il l’altro che può aver sbagliato non per fargliela pagare, ma per aiutarlo a crescere ad aprire gli occhi. Se ho a cuore la vita dell’altro ho il coraggio anche di dire ciò che non va, non per giudicare ma per salvare, far vivere. L’altro può essere anche la comunità. Che fatica quando c’è da dire ciò che non va, perché è scomodo, si ha paura della reazione dell’altro, di perderlo. Si preferisce a volte correre via.

Secondo passo: AMMONISCILO TRA TE E LUI SOLO. Prima personalmente, recupera la relazione, non lasciare che le cose scivolino via. Imparando a gestire la rabbia, a trasformarla in modo costruttivo diciamo le cose come sono, dove l’altro può aver sbagliato, con umiltà e sempre con l’obiettivo di non distruggere l’altro ma di aiutarlo a capire a crescere.

Terzo passo: se non basta COINVOLGI altre persone e anche la comunità. A volte da soli non basta, cercare l’aiuto di altri può sostenerci in questo cammino che a volte può essere lungo e faticoso.

SE NON TI ASCOLTA: per ricostruire una relazione ci vuole anche l’ascolto. Non è facile accettare una correzione, brucia al nostro orgoglio. Ascoltate oggi la sua voce, non indurite il cuore.” Si può indurire il cuore perché la correzione fa male, mette in luce le nostre fragilità, allora piuttosto che riconoscere (è difficile ne va della bella immagine di sé, o della propria autostima), si fa finta di non vedere, si passa oltre, si scarica su gli altri le proprie responsabilità. A volte ci vien da dire: “Chi sei tu per dirmi certe cose?” Domanda che dice difesa, chiusura. Dovremmo chiederci “Chi sono io per te?” Quanto importante sono io per te tanto che hai ha cuore il mio bene, la mia vita?

Possiamo chiederci se abbiamo fatto tutto il possibile per guadagnare il fratello, poi dobbiamo mettere in conto anche la libertà dell’altro che può anche rifiutarsi di cambiare.

“Sia per te come il pagano e il pubblicano”. Gesù stava i pagani e pubblicani, è l’atteggiamento di mantenere sempre la porta aperta alla conversione del fratello. Come comunità abbiamo il potere di legare e sciogliere, di creare comunione o separazione, creare legami che sostengono e sciogliere nodi che dividono.

Chiediamo di essere sentinelle che fanno circolare questa gratuità che genera vita.