S.AMBROGIO di GRION

Avvisi parrocchiali

Mi piace una espressione trovata: “Nella bottega di Dio non si regalano mai frutti, ma solo semi.

Qual è il dono più bello che ci è stato fatto?

Penso il dono della vita. Se ci pensiamo, è vero ogni vita è qualcosa di unico, irripetibile, anche la vita che fisicamente non è perfetta.

Il vangelo di oggi ci spinge a guardare i diversi doni che riceviamo, a quei talenti che sono anche le nostre responsabilità.

Bello Dio ci consegna tutto, non vuole fare da solo, ma chiede la nostra collaborazione la nostra corresponsabilità. Ci chiede di fare la nostra parte di fronte a quanto ci ha consegnato.

La prima buona notizia di oggi è riscoprire questo coinvolgimento, sentirci e viverci da amministratori, non da padroni, da collaboratori. DIO SI FIDA DI ME. Questo ci da anche una serenità nel vedere la vita, nel renderci conto di quanto abbiamo, di imparare a gustare; il rischio è di voler sempre di più, non accontentarsi.

Di fronte al dono possiamo vedere nei servi il duplice comportamento: da una parte la FIDUCIA, dall’altra la PAURA.

Sono due modalità che possono permeare anche la nostra vita. Guardiamole un po’ da vicino. I servi ricevuto il talento vanno subito a investire… E’ l’atteggiamento della fiducia ad aprirsi al nuovo, nuove frontiere, nuove situazioni impreviste; per investire bisogna rischiare, avventurarsi su strade mai percorse. La fiducia porta anche a  correre dei rischi, si può sbagliare, ma la fiducia ti fa anche superare i sbagli magari riconoscendo con umiltà il proprio errore.

Il vangelo di oggi mi pare proprio sia un inno alla fiducia, a guardare dentro di noi e riscoprire quelle parole del salmo 139, “Ti lodo perché mi hai fatto come un prodigio”. Quante volte facciamo fatica a dare credito a ciò che siamo, dare fiducia alle altre persone, lasciare anche che possano sbagliare, fossero anche i  propri figli. Per evitare questo si cerca di evitare ogni fatica e ostacolo.

“Ho avuto paura e sono andato a nascondere” La paura che blocca, porta a tagliarsi fuori, a chiudere. Una paura che nasce da un volto di Dio distorto, che giudica, che è padrone inesorabile. Allora la paura porta a fare il giusto, ne più ne meno, restituisce quanto ricevuto. Il calcolo freddo di una vita sprecata perché tiepida dove non si ha investito. La paura porta a calcolare se conviene oppure no, se c’è troppo rischio meglio non fare brutta figura, ma questo porta ad essere sterili. La paura chiude inesorabilmente al vecchio, al si è sempre fatto così, oppure a chiudersi a riccio, in posizione di difesa per garantirsi a tutti i costi le posizioni raggiunte o i privilegi assicurati nel tempo. Molto probabilmente quel servo pigro non è l’uomo che non compie le opere buone ma l’uomo conservatore, ripetitivo, pauroso di fronte ad ogni novità dettata dal Vangelo. L’uomo chiuso nelle sue convinzioni. È vivere dentro un vortice di chiusura.  Ho paura di prendere in mano la vita, di guardare in faccia una sofferenza e un fallimento, beh allora meglio una balla al sabato sera con gli amici, o buttarsi nella frenesia degli impegni, del lavoro.

A seconda se mi lascio guidare a dalla fiducia o dalla paura c’è un esito diverso: la paura porta a perdere tutto anche quello che si pensa di avere e di avere conservato. Perdi perché fondamentalmente non vivi, non gusti.

La fiducia ti porta a ricevere a ridonare sempre di più, porta vita, in te intorno a te per le persone che ti circondano e le situazioni che incontri.